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L'economia europea guarda alla Cina, una sfida da cogliere per le aziende italiane - Professional Academy

L’economia europea guarda alla Cina, una sfida da cogliere per le aziende italiane



Il traffico sulla Via della Seta si fa sempre più intenso. La rotta commerciale che fin dall’antichità ha collegato oriente e occidente si conferma uno snodo chiave per l’economia europea. A certificarlo sono i dati diffusi dall’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea.

Un trend in forte crescita

Nel 2020, nonostante l’emergenza coronavirus, la mole di affari tra il Vecchio continente e la Cina è cresciuto sensibilmente: le aziende comunitarie hanno importato merci per un valore pari a 383,5 miliardi di euro (+5,6% rispetto all’anno precedente), mentre le esportazioni hanno toccato quota 202,5 miliardi (+2,2%).

La Cina è diventato il primo partner commerciale dell’Unione Europea. In passato tale ruolo spettava agli Stati Uniti, ma negli scorsi dodici mesi gli scambi oltreoceano si sono drasticamente ridotti. Le importazioni si sono fermate a 202 miliardi di euro (-13,2%), mentre le esportazioni non sono andate oltre 353 miliardi (-8,2%).

Le ragioni economiche e politiche

Può sembrare strano che questo cambiamento sia avvenuto proprio al termine di un anno segnato da una pandemia mondiale partita proprio dall’Asia. In realtà è la conseguenza diretta di almeno due fattori. Da un lato, la crescita del prodotto interno lordo cinese (+2,3%, secondo il Fondo monetario internazionale), mentre le economie degli altri grandi Paesi del mondo registrano diffuse difficoltà. Dall’altro, la conclusione di una lunga serie di negoziati, avviati diversi anni fa, che hanno portato a un accordo bilaterale tra Unione Europea e Cina per favorire gli scambi commerciali.

L’intesa dev’essere ancora approvata dal parlamento comunitario e poi ratificata dai singoli Stati membri, ma segna già un cambio di passo. Per le aziende è sempre più fondamentale allargare i propri orizzonti e creare rapporti con i Paesi asiatici e la Cina in particolare. Tuttavia, non ci si può improvvisare: servono preparazione, competenza e formazione per sviluppare un’impresa a livello internazionale e gestire il commercio con l’estero.

Opportunità da cogliere

La sfida racchiude problemi da non trascurare (differenze culturali, norme da conoscere, tutela del marchio), ma offre anche notevoli prospettive, perché significa ritagliarsi uno spazio nel più grande mercato del mondo. Una prospettiva notevole che potrebbe segnare in positivo la crescita economica di tante aziende italiane.

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