Home / Blog / Azienda / Late Talkers: chi sono, come riconoscerli e perché la scuola può fare la differenza
Nel contesto educativo, capita sempre più spesso di incontrare bambini che parlano poco o in modo limitato rispetto ai coetanei. In questi casi si parla di Late Talkers.
Si tratta di bambini, generalmente tra i 18 e i 30 mesi, che presentano un ritardo nell’espressione linguistica, ma uno sviluppo globale nella norma: comprendono, interagiscono, giocano e si relazionano in modo adeguato.
Cosa significa, concretamente, essere un Late Talker?
Un bambino Late Talker:
È importante sottolineare che non si tratta necessariamente di un disturbo del linguaggio, ma di una condizione di rischio evolutivo, che richiede osservazione attenta e, quando necessario, intervento precoce.
Il ruolo dei docenti
I docenti, soprattutto nella scuola dell’infanzia, hanno una posizione privilegiata per osservare:
Uno sguardo competente può fare la differenza nel riconoscere precocemente segnali di difficoltà e attivare un confronto con la famiglia e gli specialisti.
Un primo ponte: la Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA)
In questo scenario, la CAA rappresenta uno strumento prezioso anche per i Late Talkers.Non sostituisce il linguaggio verbale, ma lo accompagna e lo sostiene, offrendo al bambino ulteriori modalità per comunicare: immagini, simboli, gesti.
Perché è utile anche in ambito educativo?
Integrare semplici strategie di CAA nella quotidianità scolastica significa promuovere un principio fondamentale:tutti i bambini devono poter comunicare, fin da subito.
In sintesi
Intercettare un Late Talker non significa etichettare, ma offrire opportunità comunicative in più.
E la scuola può diventare uno spazio chiave in cui il linguaggio — in tutte le sue forme — viene sostenuto, valorizzato e fatto crescere.
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