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Essere insegnante oggi. Avere cura e farsi carico dell'altro e sé stesso per fronteggiare difficoltà e disagi. - Professional Academy

Essere insegnante oggi. Avere cura e farsi carico dell’altro e sé stesso per fronteggiare difficoltà e disagi.



Il fil rouge che unisce le considerazioni che andremo analizzando, vede la cura come dimensione fondamentale dell’uomo e dell’esserci: è la cura che guida il cammino dell’uomo e lo accompagna nelle scelte personali e relazionali. La cura è intesa non solo come capacità di “farsi carico dell’altro, ma anche e soprattutto di se stesso“, allo scopo di fronteggiare malattie e disagio personale.

L’insegnamento è criticato e vilipeso sin da quando Carlo Magno inventò la scuola. Testimoni ne sono le tante riflessioni di intellettuali e sulle sue carenze in epoche diverse. Critiche sui maestri, sulle modalità dell’insegnamento, sulla formazione specifica e continua, le ritroviamo nel nostro secolo risultando altrettanto attuali, presenti e preoccupanti. Ma ciò che sembra apparire diverso dai secoli precedenti è che oggi non esiste “il problema” ma una pluralità di problemi: dall’accesso massivo e anche “disorganizzato” di tutti all’insegnamento, dal delirio burocratico in cui l’efficienza burocratica diventa la condizione dell’inefficienza lavorativa, ad una pluralità di competenze che l’insegnante deve avere, per non parlare delle tensioni e pressioni contrapposte a cui si trova a dover mediare. Ulteriore elemento di differenziazione tra oggi e ieri è dato dal fatto che quanto più la scuola diventa un’istituzione di fondamentale importanza, sempre più gli insegnanti si percepiscono come appartenenti ad una categoria sociale il cui prestigio è in declino, sentendosi spesso oggetto di un mancato riconoscimento da parte della collettività. Gli insegnanti subiscono i continui mutamenti del sistema scolastico che amplificano le fatiche riguardo al compito di educare, formare e sostenere, generando situazioni di stress e disagio, con conseguenze di tipo psico-fisico, sociale e relazionale, che possono sfociare in vere e proprie malattie e disturbi psicopatologici.

Essere insegnanti oggi – rispetto a ieri – impone competenze polivalenti di diversa natura. Prima fra tutte la responsabilità di influenzare la personalità in divenire dell’alunno. Se è vero che occorre imparare ad imparare, è ancora più vero che occorre maturare il piacere dell’apprendere: se non è maturata la piacevolezza di imparare, la capacità di imparare non serve. Platone sosteneva che si apprende per via erotica ossia la dimensione emotiva, sentimentale, affettiva che favorisce e apre quella intellettuale. Per fare ciò, essendo l’insegnante qualcuno che “incarna un’emozione“, deve far entrare i propri allievi in una “atmosfera” che muove e s-muove verso un agire didattico-educativo, promuovendo nella personalità dello studente la capacità di auto-motivarsi. Come ha notato H. Bergson, “L’emozione che si irradia dalle persone è come musica, che non introduce dei sentimenti in noi, piuttosto ci introduce in essi come dei passanti coinvolti in una danza“.

Oggi essere insegnante è un mestiere difficile, non perché sia difficile spiegare i contenuti delle discipline, ma perché non è facile far innamorare alla conoscenza. La parola “studiare” deriva da “studium“, alla cui voce il dizionario latino recita: applicazione, passione, amore, ardore, e del verbo “studeo“, descritto con le parole desiderare e prendersi cura. Pertanto, più che una sistematica assimilazione di nozioni, “studiare” vuol dire “amare“…

Essere insegnante OGGI significa trasmettere la propria passione per ciò che si continua a studiare, per ciò che si insegna, per ciò che si ama.

[A cura di Marcella Oddi, autrice e coordinatrice del corso online ” Lavorare in classe con studenti con problemi emotivi e comportamentali non certificati: casistiche a confronto”]

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