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Mappe concettuali, strumenti compensativi e verifiche: quando il docente può intervenire - Professional Academy

Mappe concettuali, strumenti compensativi e verifiche: quando il docente può intervenire



Uno dei vantaggi che offriamo a chi frequenta i nostri corsi di formazione è la possibilità di rivolgere quesiti ai nostri esperti.

In questo articolo, condividiamo un quesito che ci è appena giunto, pensando di poter offrire spunti e suggerimenti utili per tutti i docenti.

Il quesito

Una docente del triennio della scuola secondaria di secondo grado pone una questione molto concreta e diffusa:

«Nella mia scuola gli studenti portano alle verifiche mappe concettuali molto dettagliate, che spesso appaiono come riassunti camuffati. Dal momento che la normativa non prevede una validazione preventiva delle mappe da parte del docente, mi chiedo: quando un insegnante può rifiutare uno strumento proposto perché non più compensativo ma di fatto dispensativo?»

Abbiamo chiesto un supporto ad una delle esperte con cui collaboriamo da anni, ovvero la dott.ssa Roberta Cannellotto che dice “Il tema è delicato perché tocca tre piani fondamentali: la normativa, la didattica e la relazione educativa con studenti e famiglie.”

Cosa dice la normativa

La normativa sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento raccomanda esplicitamente l’uso delle mappe concettuali, senza però entrare nel merito delle modalità di costruzione.

Le Linee guida allegate al DM 5669/2011 affermano infatti:

«Si raccomanda l’utilizzo di mappe concettuali, schemi e altri mediatori didattici che possono facilitare la comprensione e supportare la memorizzazione e/o il recupero delle informazioni» (p. 18).

Nello stesso documento viene chiarito un punto chiave:

«Gli strumenti compensativi sollevano l’alunno o lo studente con DSA da una prestazione resa difficoltosa dal disturbo, senza peraltro facilitargli il compito dal punto di vista cognitivo» (p. 7).

Da questa definizione emerge un principio importante: uno strumento compensativo non deve trasformarsi in una facilitazione indebita. Ne consegue che il docente può opporsi all’uso di una mappa che, per struttura e contenuto, si configuri come un vero e proprio riassunto. Tuttavia, tale decisione deve essere motivata in modo chiaro e coerente.

Va inoltre considerato che un ritiro improvviso dello strumento, soprattutto immediatamente prima di una verifica, rischia di generare conflitti con studenti e famiglie e di compromettere il clima educativo.

Il ruolo della scuola: insegnare l’uso degli strumenti

Un riferimento spesso trascurato, ma decisivo, si trova nell’articolo 4 del DM 5669/2011:

«Le istituzioni scolastiche garantiscono l’impiego degli adeguati strumenti compensativi, prestando particolare attenzione all’acquisizione, da parte dell’alunno e dello studente con DSA, delle competenze necessarie per un utilizzo efficiente degli stessi».

Questo passaggio chiarisce che non basta consentire l’uso delle mappe: la scuola ha la responsabilità di insegnarne l’utilizzo efficace.

Se gli studenti non sono in grado di costruire mappe realmente funzionali, non si è di fronte a una colpa individuale, ma a un bisogno formativo che va preso in carico. È quindi legittimo che la scuola verifichi che le mappe non rappresentino una facilitazione eccessiva, ma l’intervento dovrebbe avvenire attraverso l’insegnamento di strategie più adeguate, non tramite un divieto improvviso.

Evitare il conflitto: preparare, non punire

Dal punto di vista educativo, togliere uno strumento compensativo poco prima di una verifica viene spesso vissuto dagli studenti come un’ingiustizia e dalle famiglie come una negazione di un diritto.

Un approccio più efficace consiste nel preparare gradualmente gli studenti:

  • il passaggio da mappe molto ricche a mappe essenziali richiede tempo;

  • non è realistico aspettarsi un cambiamento rapido se gli studenti non sono stati formati alla costruzione delle mappe;

  • l’obiettivo non è la performance immediata, ma lo sviluppo della competenza.

In quest’ottica, la domanda non dovrebbe essere: «Posso togliere la mappa?», ma piuttosto: «Sto insegnando a usarla in modo corretto?».

Dal controllo alla competenza: un cambio di prospettiva

In linea generale, non è opportuno rifiutare uno strumento compensativo, quanto piuttosto offrirne uno realmente funzionale. Il cambio di paradigma è significativo:

  • da «Non puoi usare questo strumento perché stai copiando»

  • a «Ti insegno a usare lo strumento in modo competente».

Alcuni suggerimenti operativi

Per accompagnare gli studenti verso un uso efficace delle mappe concettuali, possono risultare utili alcune azioni concrete:

  • utilizzare le mappe (anche quelle presenti nei libri di testo) come organizzatori anticipati durante le lezioni;

  • mostrare come modificarle, semplificarle e renderle funzionali al ripasso e alle verifiche;

  • fornire istruzioni esplicite sulla costruzione delle mappe e sull’importanza della rielaborazione;

  • condividere con le famiglie l’obiettivo di competenza, chiarendo le modalità di utilizzo degli strumenti;

  • coordinarsi con eventuali specialisti che affiancano gli studenti nello studio;

  • proporre attività di lavoro cooperativo e simulazioni di verifiche in cui tutti utilizzano le mappe;

  • valorizzare i progressi, offrendo feedback costruttivi e rinforzando la comprensione dei contenuti.

In conclusione

Uno strumento compensativo può essere rifiutato solo quando si configura come una facilitazione eccessiva, e comunque non all’ultimo momento. Prima di arrivare al divieto, è necessario interrogarsi sul percorso didattico proposto e sul ruolo formativo della scuola.

L’obiettivo finale non è limitare gli strumenti, ma rendere gli studenti competenti nel loro utilizzo, promuovendo un apprendimento autentico, inclusivo e significativo.

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