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Quali sono i fattori che ci fanno apprendere? - Professional Academy

Quali sono i fattori che ci fanno apprendere?



Si possono identificare 3 ordini di fattori:

  1. Identificazione e proiezione;
  2. La sperimentazione;
  3. Il legame interpersonale e sociale.

L’apprendimento avviene sicuramente per l’identificazione dell’allievo con il formatore. Apprendiamo per imitazione di un soggetto che investiamo affettivamente, per amore o per invidia di qualcuno che consideriamo migliore, più sapiente, più colto di noi.

Questo soggetto non è necessariamente una persona, ma più spesso è l’ideale che proiettiamo su una certa persona. Possiamo anche dire che apprendiamo nello sforzo di raggiungere il nostro io ideale, incarnato per proiezione nel soggetto formatore.

Da questo fattore discendono tutte le didattiche unidirezionali, a partire da quella principale e più diffusa quale la classica lezione o conferenza.

Un secondo fattore di apprendimento è certamente la sperimentazione. Prove ed errori, applicazione attiva con verifica immediata dei risultati, simulazione, non sono mere esperienze. L’esperienza da sola non è un fattore di apprendimento. Può essere dolorosa o piacevole, può indurre a ripetere gli errori, può essere superficiale. La sperimentazione è una versione dell’esperienza ma protetta dalle eventuali conseguenze dannose, arricchita dalla verifica e dalla valutazione, diretta da una finalità esplicita.

Dal fattore sperimentazione derivano tecniche didattiche come i laboratori, le simulazioni, l’action-learning.

Il terzo fattore di apprendimento, molto spesso sottovalutato e quello che ci preme mettere in evidenza, è il legame di scambio che instauriamo con i singoli compagni di apprendimento o con il gruppo, il collettivo, il campo sociale che ci fa da riferimento. Apprendiamo grazie alle relazioni con i compagni di formazione ed agli scambi nutritivi ed accrescitivi che queste consentono. Apprendiamo anche per l’appartenenza, per diventare e restare parte di un tutto, un sistema, un campo che ci rafforza, ci sorregge e ci dà identità. Ciò che rende possibili e facilita gli scambi comunicativi, quindi lo sviluppo e la realizzazione delle diverse attività, è il modello dell’altro.

L’attività dell’altro può essere considerata come un modo di esprimersi in relazione alla realtà circostante. Essa pone limiti ed opportunità ed il modo di agire dell’altro, quando è considerato pertinente ed interessante, viene adottato dagli altri.

Questa adozione non va assolutamente vista come una sottomissione in quanto il modello proposto, che sia d’azione o di espressione, non è mai adottato integralmente ma è sempre adattato e personalizzato alle proprie caratteristiche personali.

L’appartenenza, in quanto sentimento, concerne entità plurali create mescolando oggetti reali, quindi persone e fatti, e oggetti ideali quali bisogni, credenze, ed ideologie.

Da questo fattore discendono tutte le metodologie didattiche basate sul lavoro di gruppo, metodologie che si realizzano pienamente in gruppi di alunni che si organizzano secondo scelte reciproche.

La dinamica di gruppo è fondamentale al fine di un buon insegnamento e, soprattutto, di un buon apprendimento. Senza la creazione di una relazione di classe positiva, si rivela inutile ogni riflessione sul come insegnare, come costruire situazioni che consentano apprendimento, come procedere in maniera efficace.

 

( A cura di Renata Rossi – estratto dall’e-Seminar “Rendicontazione Sociale 2019”)

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