Home / Blog / Azienda / CBAM: aggiornato il prezzo dei Certificati e possibile estensione delle merci coinvolte
Il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) entra in una nuova fase della sua applicazione concreta. La Commissione Europea ha infatti pubblicato il prezzo ufficiale dei Certificati CBAM valido per il secondo trimestre del 2026, fissandolo a 75,28 €/tCO₂, in linea con la quotazione precedente (75,36 €/tCO₂). Lo stesso organismo comunitario ha avviato una proposta per estendere il meccanismo a nuove categorie di prodotti.
Si tratta di due novità di particolare interesse per tutte le imprese che importano merci da Paesi extra-UE, perché confermano che il CBAM sta progressivamente passando da semplice obbligo di monitoraggio a un sistema destinato ad avere un impatto economico sempre più concreto sulle operazioni di import-export.
Il prezzo del secondo trimestre 2026
Il nuovo prezzo indicato si applica alle emissioni incorporate nelle merci CBAM importate nell’Unione Europea nel periodo tra il 1° aprile e il 30 giugno 2026.
È importante ricordare che nel corso del 2026 gli importatori non sono ancora tenuti ad acquistare i Certificati. L’obbligo scatterà infatti nel 2027, quando dovranno essere acquistata la quantità necessaria a coprire le emissioni delle importazioni effettuate nel 2026. Tuttavia, la pubblicazione dei prezzi trimestrali consente già oggi alle imprese di stimare con maggiore precisione il futuro costo del carbonio associato alle proprie importazioni.
Il valore viene calcolato sulla base della media ponderata dei prezzi d’asta delle quote del sistema europeo ETS (Emission Trading System), così da garantire che sia coerente con quello sostenuto dai produttori europei.
Possibile estensione delle merci
Inoltre, la Commissione Europea ha presentato una proposta di modifica destinata ad ampliare le merci interessate. L’obiettivo è contrastare il carbon leakage, cioè evitare che le produzioni più inquinanti vengano semplicemente trasferite fuori dall’Unione Europea per poi tornare sul mercato come prodotti trasformati.L’attuale CBAM si applica principalmente a materie prime e semilavorati. La proposta punta invece a prendere in considerazione anche numerosi prodotti lavorati, quali:
La proposta è ancora in fase di esame e dovrà completare l’iter legislativo prima di diventare definitiva. Tuttavia, il suo orientamento è già molto chiaro: il CBAM è destinato ad interessare una parte sempre più ampia delle filiere industriali e manifatturiere. Per questo motivo, non solo gli importatori di materie prime, ma anche le aziende che acquistano prodotti finiti o semilavorati in metallo provenienti da Paesi extra-UE dovrebbero iniziare fin d’ora a valutare il possibile impatto della riforma sulle proprie forniture, sui costi di importazione e sulle procedure di compliance.
Perché prepararsi subito
L’evoluzione del CBAM conferma una tendenza ormai chiara: la gestione delle emissioni incorporate nelle merci importate diventerà parte integrante delle attività di compliance doganale e ambientale.
Le aziende devono essere in grado di:
Prepararsi con anticipo significa evitare errori, ridurre i rischi di non conformità e programmare con maggiore precisione i costi delle future importazioni.
L’importanza della formazione
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