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Prodotti DOP agroalimentari, arriva il contrassegno di Stato - Professional Academy

Prodotti DOP agroalimentari, arriva il contrassegno di Stato



Più strumenti per contrastare la contraffazione alimentare e rafforzare la tracciabilità dei prodotti a Denominazione di Origine Protetta. Con il Decreto ministeriale n. 566158 del 16 ottobre 2026, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) ha definito le caratteristiche e le modalità di gestione del nuovo contrassegno di Stato destinato ai prodotti agroalimentari DOP. Vediamo a chi si applica, quali informazioni contiene e quali procedure devono conoscere le aziende interessate.

 

Contrassegno di Stato DOP: obiettivi e ambito di applicazione

Il provvedimento dà attuazione all’articolo 6 della Legge n. 75/2026, introducendo uno strumento aggiuntivo a tutela dell’autenticità dei prodotti agroalimentari a Denominazione di Origine Protetta (DOP).

Il contrassegno, realizzato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS), è concepito per rafforzare la protezione contro contraffazioni e falsificazioni, favorendo l’identificazione e la tracciabilità dei prodotti certificati.

In questa prima fase, il decreto riguarda esclusivamente i prodotti agroalimentari DOP preimballati, secondo la definizione prevista dal Regolamento UE n. 1169/2011. La disciplina non si estende automaticamente ai prodotti IGP, per i quali sono previsti ulteriori approfondimenti tecnici.

Un elemento importante per le imprese è che l’utilizzo del contrassegno è facoltativo, non obbligatorio per tutti i prodotti DOP.

 

Il nuovo contrassegno

Il Decreto MASAF 566158/2026 stabilisce le caratteristiche tecniche e le informazioni identificative del contrassegno di Stato. Ogni esemplare riporta:

  • un numero progressivo di identificazione e una serie alfanumerica;
  • un codice QR contenente il numero progressivo;
  • l’emblema dello Stato e il simbolo del tricolore italiano;
  • le sigle «IPZS» e «DOP».

La presenza di identificativi progressivi e di elementi di sicurezza mira a rendere più affidabile il sistema di identificazione delle confezioni, offrendo un ulteriore strumento di tutela della qualità e dell’origine dichiarata.

Il decreto prevede tre formati: due versioni in carta adesiva, rispettivamente da 55 × 20 mm e 106 × 22 mm, e una versione in formato ologramma da 25 × 25 mm.

 

La distribuzione del contrassegno DOP

La gestione coinvolge l’IPZS, gli organismi di controllo e, nei casi previsti, i consorzi di tutela.

Gli organismi di controllo competenti possono delegare, tramite apposita convenzione, le attività di ritiro e distribuzione ai consorzi che ne facciano richiesta. I contrassegni vengono quindi forniti ai confezionatori titolari del codice ICQRF, che devono applicarli sulle confezioni dei prodotti certificati, entro il quantitativo ricevuto.

Per rendere operativo il sistema, i consorzi devono deliberare l’eventuale adozione del contrassegno e richiedere all’organismo di controllo la modifica del piano dei controlli. Per i prodotti DOP privi di consorzio, l’impiego è consentito previo inserimento nel relativo disciplinare.

 

Tracciabilità e adempimenti per i confezionatori

Il decreto introduce precise indicazioni per la gestione dei contrassegni e la registrazione dei relativi movimenti.

Gli organismi di controllo e gli eventuali consorzi delegati devono istituire registri di carico e distribuzione, annotando cronologicamente le operazioni effettuate. I confezionatori, invece, devono registrare gli identificativi dei contrassegni utilizzati oppure i lotti di riferimento nei registri delle operazioni di confezionamento, assicurando la tracciabilità di ogni partita di prodotto DOP.

È inoltre previsto uno scarto massimo dell’1,5% tra il numero di contrassegni ritirati e quello delle confezioni realizzate per ciascuna partita certificata. Se, per ragioni oggettive e documentabili, lo scarto supera tale soglia, il confezionatore deve comunicarlo entro 24 ore dall’accertamento all’ufficio territoriale ICQRF competente e all’organismo di controllo, indicando quantità, numerazione e motivazioni.

In caso di furto, la denuncia all’autorità di pubblica sicurezza deve essere presentata entro 24 ore dalla scoperta, con invio della relativa copia agli organismi indicati dal decreto. I contrassegni deteriorati, così come quelli relativi a partite vendute sfuse o declassate, devono essere restituiti.

Il rispetto di queste procedure richiede quindi un’organizzazione accurata dei registri, delle giacenze e delle operazioni di confezionamento.

 

Costo del contrassegno

Il costo è interamente a carico degli operatori e varia in funzione del formato e del volume ordinato. Il decreto indica prezzi unitari al netto dell’IVA:

  • Carta adesiva 55 × 20 mm: da 0,015 euro a 0,008 euro per pezzo;
  • Carta adesiva 106 × 22 mm: da 0,020 euro a 0,011 euro per pezzo;
  • Ologramma 25 × 25 mm: da 0,010 euro a 0,005 euro per pezzo.

Le tariffe diminuiscono all’aumentare dei quantitativi ordinati, secondo le fasce definite nell’allegato 3 del decreto. I prezzi possono essere aggiornati con successivo provvedimento ministeriale.

 

Come adeguarsi

L’introduzione del contrassegno rappresenta un’ulteriore opportunità per rafforzare la tutela dei prodotti DOP, ma richiede anche attenzione agli aspetti organizzativi e documentali.

Le imprese interessate dovrebbero verificare con il proprio consorzio di tutela o organismo di controllo se sia prevista l’adozione del contrassegno, valutando le ricadute sulle procedure di confezionamento, sulla gestione delle scorte e sulla tracciabilità dei lotti.

Conoscere le disposizioni applicabili e aggiornare le competenze del personale è fondamentale per gestire correttamente gli adempimenti e ridurre il rischio di irregolarità. Professional Academy (Aidem vsrl) organizza periodicamente corsi online di formazione pratica rivolti alle aziende agroalimentari, per supportare gli operatori nell’applicazione concreta delle ultime novità normative.

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