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Accoglienza studenti stranieri: la scuola come luogo privilegiato di mediazione culturale - Professional Academy

Accoglienza studenti stranieri: la scuola come luogo privilegiato di mediazione culturale



Mancano poche settimane all’inizio dell’anno scolastico.

Per questo abbiamo pensato di condividere con voi un estratto del nostro corso “Studenti Stranieri in classe: come costruire ed attuare concretamente il Protocollo di Accoglienza e progettare la Didattica Interculturale”, a cura della dott.ssa Sara Abbate.

In questo articolo, la relatrice evidenzia e condivide strategie operative per acquisire una concreta capacità di ascolto e di accoglienza nei confronti di tutti gli alunni, stranieri e non.

Buona lettura

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La società multiculturale

La scuola è il primo e più importante strumento di modifica e diventa luogo privilegiato di mediazione culturale.

Il percorso con cui una scuola e i suoi insegnanti accolgono un allievo straniero è una delle forme visibili con cui si pone a scuola il problema dell’altro.

E’ un percorso che di solito viene affrontato da un punto di vista tecnico perché è sicuramente importante per una scuola attrezzarsi in modo adeguato su un piano operativo, ma è di fondamentale importanza.

Quando ci troviamo di fronte ad un alunno straniero, ogni nostro atteggiamento è inevitabilmente imbevuto di una serie di presupposti di cui ci si libera a fatica e di cui bisogna essere consapevoli perché influenzano concretamente l’esito delle nostre pratiche.

Che idea di cultura, alterità, identità, appartenenzaabbiamo quando diciamo che un alunno è straniero o appartiene ad un’altra cultura? Un’idea aperta e flessibile o rigida? Che cosa intendiamo esattamente con integrazione? Quando secondo la nostra prospettiva uno straniero può considerarsi integrato? E che cosa significa fare educazione interculturale? Aggiungere alla programmazione qualche elemento diverso per l’allievo straniero o la necessità di reinventare in generale il modo di fare scuola con tutti?

Se i docenti cominciassero, al di là di ciò che dice la normativa o al di là delle definizioni giuridiche di uno status, ad interrogarsi profondamente su tali tematiche o definizioni, potrebbero arricchirsi di uno sguardo meno scontato sulla propria pratica educativa e acquisire una più concreta capacità di ascolto e di accoglienza nei confronti di tutti gli alunni, stranieri e non.

La presenza degli allievi stranieri dovrebbe diventare per il docente:

  • un’occasione per ripensare il proprio rapporto con tutta la classe e con la propria professionalità
  • un’occasione di autoformazione per sé e di formazione per tutti gli allievi

L’ostacolo dei pregiudizi
Il momento dell’inserimento del nuovo alunno viene erroneamente ridotto dai docenti ad un problema linguistico e culturale, di conseguenza le iniziative per facilitare tale inserimento sono ridotte principalmente a due obiettivi:

  1. Rispondere ai bisogni linguistici dell’alunno e degli insegnanti che lo hanno in classe (tema spesso equivoco dell’italiano L2)
  2. Scardinare l’omogeneità culturale dei programmi contaminandola con le culture dei nuovi arrivati (altro tema, importante e spesso frainteso, della educazione interculturale)

Questi due aspetti sono sì importanti, ma non esauriscono i temi dell’inserimento e dell’Intercultura.
Gli insegnanti, pur sempre in buona fede, spesso con tempi stretti di azione, in un contesto in cui l’integrazione viene subita e vissuta con ansia anziché scelta o ben preparata, delegano la gestione di queste due “emergenze” alla figura dei mediatori, definiti linguistici se sopperiscono o facilitano a bisogni linguistici ma di comunicazione immediata e culturali se con la loro presenza ed il loro intervento possono introdurre elementi diversi nei programmi curriculari.
E’ necessario che la scuola smetta di porre l’enfasi in maniera troppo unilaterale su lingua e contenuti , ponendo invece l’attenzione sulle dinamiche microsociali della classe:la classe va vista come insieme di relazioni (allievi-allievi, insegnanti-allievi, insegnanti-insegnanti).

E’ sull’insieme degli alunni come microsistema sociale che bisogna lavorare in modo che ne possano beneficiare tutti coloro che sono in classe, non solo gli allievi stranieri, nell’ottica di migliorare la didattica per tutti.

Questa ottica non esclude l’inserimento di contenuti su culture diverse dalla nostra, l’impiego dei mediatori o i corsi di italiano L2 ma ricontestualizza tali interventi facendoli uscire dalla logica dell’emergenza, lasciando lo spazio ed il tempo per pensarli ed impiegarli al meglio.


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