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Gli accordi commerciali dell’UE favoriscono l’export e l'accesso ai mercati - Professional Academy

Gli accordi commerciali dell’UE favoriscono l’export e l’accesso ai mercati



Gli accordi commerciali dell’Unione Europea producono effetti concreti sulle imprese che operano a livello internazionale, favorendo l’accesso ai mercati esteri, la crescita delle esportazioni e la diversificazione delle catene di approvvigionamento.

È questo uno dei principali elementi che emergono dalla Relazione della Commissione europea sull’attuazione e sull’applicazione della politica commerciale e di sicurezza economica dell’UE, pubblicata il 28 settembre 2026. Il documento, relativo alle attività e ai risultati conseguiti nel 2025, analizza l’evoluzione degli scambi con i partner commerciali dell’Unione e gli interventi realizzati per eliminare gli ostacoli e risolvere le controversie commerciali.

 

Oltre 2.000 miliardi di euro di scambi

Alla fine del 2025 erano in vigore 44 accordi commerciali preferenziali tra l’UE e 76 partner, che rappresentavano il 46,3% del commercio estero complessivo dell’Unione.

Gli scambi commerciali dell’UE con questi partner hanno raggiunto 2.390 miliardi di euro, di cui 1.340 miliardi di esportazioni e 1.050 miliardi di importazioni. Nel complesso, la bilancia commerciale dell’UE con i partner preferenziali è passata da 276 miliardi di euro nel 2024 a 289 miliardi nel 2025.

Inoltre, la relazione evidenzia che tra il 2025 e il primo trimestre del 2026 sono stati conclusi accordi commerciali con Mercosur, Messico, Indonesia, India e Australia. Considerando anche questi sviluppi, la quota degli scambi preferenziali dell’UE è destinata a raggiungere il 53,3%.

 

Più export e maggiore diversificazione

Secondo la Commissione, l’effettiva attuazione degli accordi commerciali contribuisce a rafforzare la resilienza dell’economia europea e a ridurre le dipendenze da singoli mercati o fonti di approvvigionamento.

Nel 2025 gli scambi di merci dell’UE con i partner preferenziali sono cresciuti del 3,1%, rispetto al +2,1% registrato considerando tutti i partner commerciali. Le esportazioni di merci verso i partner preferenziali sono invece aumentate del 3,3%.

Tra gli esempi citati nella relazione figura il CETA UE-Canada: dall’applicazione provvisoria dell’accordo nel 2017, gli scambi bilaterali di beni e servizi sono aumentati del 71%, mentre le esportazioni di beni dell’UE verso il Canada sono cresciute del 64% e quelle di servizi dell’81%.

Anche l’accordo UE-Giappone ha prodotto risultati significativi: tra il 2018 e il 2025 le esportazioni di beni dell’UE verso il Giappone sono aumentate del 14%, mentre quelle di servizi sono cresciute del 57%.

 

Impatti concreti anche per le PMI

La politica commerciale europea non riguarda soltanto i grandi gruppi internazionali. La relazione dedica infatti una parte specifica alle piccole e medie imprese (PMI), che rappresentano una componente importante delle aziende europee attive sui mercati esteri.

Nel 2023, secondo i dati riportati dalla Commissione, quasi 682.000 PMI dell’UE esportavano beni e servizi. Gli accordi commerciali comprendono sempre più spesso capitoli dedicati alle PMI, con impegni specifici finalizzati a facilitarne l’accesso ai mercati.

Un ulteriore strumento è rappresentato da Access2Markets, la piattaforma della Commissione europea dedicata alle informazioni sull’accesso ai mercati. Dal 2020 ha registrato 13 milioni di visitatori, quasi tre milioni dei quali nel solo 2025.

Per un’impresa che importa o esporta, conoscere gli accordi commerciali applicabili al proprio mercato di riferimento può quindi significare individuare opportunità, condizioni tariffarie e requisiti da rispettare prima di effettuare un’operazione internazionale.

 

Meno ostacoli per chi esporta

Un altro aspetto rilevante riguarda gli ostacoli all’accesso ai mercati. Nel 2025 la Commissione ha registrato 13 nuovi ostacoli agli scambi, tra cui misure tariffarie, imposte, misure sanitarie e fitosanitarie e ostacoli tecnici al commercio. Nello stesso periodo sono stati invece eliminati totalmente o parzialmente 20 ostacoli in 14 Paesi partner.

Gli interventi hanno prodotto effetti diretti sulle imprese europee, contribuendo alla riduzione dei costi e al miglioramento dell’accesso ai mercati esteri.Un esempio riguarda l’India, che nel 2025 ha rimosso ordinanze sul controllo della qualità relative a 115 prodotti dell’UE. Un altro caso riguarda la Colombia, che ha riconosciuto i certificati di libera vendita dell’UE per dimostrare la conformità dei prodotti alle proprie normative tecniche, evitando ai produttori di vino europei ulteriori prove.

 

Accordi commerciali e gestione delle procedure

La relazione mostra quindi come la politica commerciale dell’UE abbia una ricaduta diretta sulle attività delle imprese: nuovi mercati, maggiore prevedibilità degli scambi, riduzione degli ostacoli e possibilità di diversificare fornitori e clienti internazionali. Per cogliere concretamente queste opportunità, tuttavia, non basta conoscere l’esistenza di un accordo commerciale. Le imprese che operano con l’estero devono saper verificare dazi, regole di origine, classificazione delle merci, documentazione e procedure doganali applicabili alle singole operazioni.

La corretta gestione degli adempimenti di import-export diventa quindi un elemento fondamentale per trasformare le opportunità offerte dal commercio internazionale in operazioni realmente sostenibili e conformi alla normativa.

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